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mercoledì 14 luglio 2010

E' Federico Ossari il nuovo segretario provinciale. Ecco l'intervento di insediamento

"L’obiettivo è quello di favorire la costruzione di quel nuovo che da più parti viene spesso evocato e che, per essere veramente tale, ha bisogno di quell’apporto di idee e di lavoro che rappresentano la vera ricchezza di un partito, davvero democratico e aperto, com’è il nostro”.
Con queste parole si è chiuso l'intervento d'insediamento che Federico Ossari, nuovo segretario provinciale padovano del Partito Democratico, ha tenuto sabato 10 luglio all'assemblea provinciale a Ponte San Nicolò. Tanti i punti toccati in un intervento che ha guardato alle specificità del ruolo che il Partito deve saper svolgere nel territorio della provincia padovana ma anche allargare lo sguardo per tracciare alcune strade che il Pd deve percorrere: a partire da un sempre più forte coinvolgimento dei circoli locali per arrivare all'affermazione convinta e condivisa dei propri valori.
“E’ evidente – ha detto Ossari - che il ruolo di un Partito come il nostro, portatore di altri ideali (e forse dovremmo compiere continuamente la fatica di indicarli senza darli per scontati), diventa essenziale per cercare di proporre e realizzare una società più giusta ed equa, capace di guardare al futuro con serenità e lungimiranza”.

venerdì 21 maggio 2010

Iniziativa 1 Giugno a Conselve sulla Festa della Repubblica


Iniziativa dei Gd e dell'Anpi del Conselvano, in collaborazione con il Partito Democratico del Conselvano, sul tema dell Festa della Repubblica.

L'inziativa vedrà la presenza di Irene Barichello (Anpi Padova) e di Flavio Zanonato, sindaco di Padova.

Non mancate a questo importante appuntamento!!






lunedì 26 aprile 2010

Gd, Raciti (Segretario Nazionale): "Bene proposta di riordino professioni"



"Di fronte al disegno marcatamente conservatore del centrodestra trovo importante che il Partito democratico, oltre ad esternare la propria contrarietà, inizi l'elaborazione di una propria proposta di legge di segno opposto, che recuperi il lavoro fatto al tempo delle liberalizzazioni." Lo dichiara Fausto Raciti, segretario nazionale dei Giovani democratici, che continua: "In una fase di crisi economica, qualificare e semplificare l'accesso alle professioni è un modo per offrire una risposta a decine di migliaia di giovani. Stupisce come un governo che si proclama liberale possa essere ostaggio delle lobby più conservatrici del Paese"

sabato 10 aprile 2010

5 proposte per riformare la giustizia

Andrea Orlando, responsabile Giustizia del PD, le pubblica su Il Foglio : verifica dei tempi giusti dei processi, riforma del CSM, una giustizia più semplice





Mi applico ad un esercizio da molti consigliato.Facciamo per un attimo finta che il problema sia solo quello di far funzionare la giustizia. Dimentichiamoci Berlusconi, così come dei suoi processi da aggiustare e delle sue vendette da consumare e partiamo dalla giustizia civile dove, lontano dai riflettori, si consuma quotidianamente un disastro che potremmo definire “muto”.

La rilevanza del tema sta innanzitutto nei numeri: le cause attualmente pendenti sono più di 5 milioni con una crescita media annua del 7,5 per cento. Per avere giustizia un cittadino attende anche sette anni e mezzo, passando 20 mesi in tribunale, 54 in Corte di Appello e la restante parte in Cassazione.Una volta giunta la sentenza, questa risulta spesso priva di qualsiasi effetto positivo per chi intendeva far valere un proprio diritto. Sul fronte dell’economia, l’inefficienza del sistema giudiziario compromette in modo serio la competitività del Paese e rappresenta un potente dissuasore agli investimenti esteri in Italia.

Le ragioni di credito di molte famiglie e di tante piccole aziende risultano irrimediabilmente frustrate, aggravando oltremodo il peso dell’attuale crisi economica vista l’impossibilità di riscuotere in tempi ragionevoli i propri crediti. La situazione di disagio è ancora più grave al Sud e nelle Isole.

Queste brevi considerazioni definiscono l’enorme impatto che l’amministrazione della giustizia ha sul sistema economico e sui rapporti sociali. C’è un’ emergenza, da qui dovremmo partire. Si tratterebbe di fare ciò che il governo avrebbe già la delega per fare, semplificare i riti del processo civile ed affrontare subito l’arretrato.Fondamentale è il tema dell’organizzazione e delle risorse sottratte con l’ultima Legge Finanziaria: 1,1 Mld di tagli mentre occorrerebbero investimenti nell’informatizzazione e nel personale amministrativo.

Ancora una rivoluzione vera e possibile sarebbe una razionalizzazione delle circoscrizioni giudiziarie: 165 tribunali, di cui 88 con meno di 20 magistrati, 7 tipologie di uffici giudiziarie, una distribuzione degli uffici assolutamente anacronistica ed irrazionale, producono un quadro di inefficienza complessiva insostenibile.Guardiamo alla giustizia penale: un corpus ipertrofico di norme generate dall’ossessione securitaria e dalla sbornia forcaiola.


La combinazione tra ipertrofia delle norme penali, l’insufficienza del gratuito patrocinio, della difesa d’ufficio e l’abbreviazione dei termini delle prescrizioni ha generato un sistema processuale che punisce secondo criteri di classe: un’amnistia strisciante per chi può difendersi dal processo, (con buona pace del partito unico degli sceriffi) e pene disumane per i delinquenti più poveri.


Ci sono tre progetti di riforma del codice penale nel cassetto del ministro Alfano, tutti, compreso quello elaborato dal centrodestra nella legislatura 2001-2005 riducono il perimetro del diritto penale con l’effetto di decongestionare il sistema. Si tratterebbe di sceglierne uno.Sul terreno strettamente processuale si potrebbe procedere ad una revisione del sistema delle notifiche ad una semplificazione delle impugnazioni, limitando il ricorso alla cassazione.

La questione dei tempi del processo o meglio della la sua ragionevole durata andrebbe affrontata riferendola sia all’ambito penale che a quello civile.Si possono ipotizzare tempi massimi per la durata del procedimento ma questi dovrebbero essere parametrati distretto per distretto in rapporto alle risorse disponibili,al numero di magistrati in ruolo, al personale amministrativo e al numero dei procedimenti. Si potrebbe ipotizzare un percorso di convergenza pluriennale verso un range omogeneo a livello nazionale.

Il che rispetto al testo approvata dal Senato sul c.d. “processo breve” significherebbe eliminare le norme retroattive e legare i termini massimi indicati per i gradi di giudizio alla concreta situazione degli uffici giudiziari e ad un serio piano di investimenti sulle strutture e sul personale.C’è infine il tema dell’organizzazione della magistratura e dell’azione penale, vera ossessione della maggioranza.C’è una proposta di legge concernente l’elezione dl Csm a firma del senatore Ceccanti dalla quale si potrebbe partire dal giorno dopo del rinnovo del consiglio, che prevede un sistema elettorale basato su collegi uninominali con ripartizione maggioritaria, in grado di ridurre il peso delle correnti della magistratura associata.Non ci sarebbe molto da fare in proposito di separazione delle carriere essendo già stata realizzata una sostanziale e sufficientemente rigida distinzione dei ruoli con la riforma ordinamentale, varata soltanto due anni fa. Tuttavia sono ipotizzabili norme che rafforzino il criterio della distinzione dei ruoli, precisino le incompatibilità e i limiti temporali di permanenza nei diversi uffici.


Una specifica disciplina meriterebbe la limitazione all’elettorato passivo dei magistrati, di quelli che hanno svolto funzioni requirenti in particolare.Sull’esercizio dell’azione penale sarebbe matura una riflessione sul superamento dell’obbligatorietà, sull’individuazione di priorità che non limitino l’indipendenza dei pm; ci sono diverse ipotesi in proposito ed una proposta di legge depositata dal Pd.Infine si potrebbe affrontare quello che ha mio avviso è la questione centrale del sistema: l’efficacia dell’azione disciplinare.La linea d’azione, credo dovrebbe essere quella di una distinzione maggiore di chi esercita questo tipo di giustizia domestica dal Csm con una sezione distinta o attribuendo il ruolo alla Cassazione,accrescendo così l’autonomia di chi è chiamato a valutare dei colleghi.Anche in questo caso però la riflessione del legislatore dovrebbe partire dagli effetti prodotti dalle norme introdotte per la valutazione dei magistrati soltanto due anni fa.Tre anni sono sufficienti per fare tutto questo senza necessariamente partire dal presupposto che si debba modificare la Costituzione.




Eventualità alla quale ricorrere solo come estrema ratio.Questo approccio consentirebbe di evitare, che ciò che si può fare in modo condiviso resti in ostaggio di ciò che divide.Su questo terreno potrebbero incontrarsi una destra che riscoprisse la primazia della legge ed una sinistra che rammentasse che tra le sue radici c’è la cultura delle garanzie.Sul terreno oggi scarsamente frequentato della moderazione.Rischia di non andare così. La minaccia di modifiche costituzionali agitate come bandiere può portare all’ordalia: all’ennesimo referendum sul cavaliere dall’esito comunque pericoloso.O l’assoluzione a mezzo plebiscito di Berlusconi ed il conseguente sfascio o la santificazione dello status quo con tutto il suo portato di inefficienze e corporativismi.C’è ancora tempo, speriamo che serva.Intanto la situazione è quella che è: si parla solo di intercettazioni e non anche di civile, di legittimo impedimento e non di condizioni del carcere, solo di separazione delle carriere e non anche di organizzazione degli uffici. Questo ci ricorda, se ce ne fosse bisogno che Berlusconi c’è, con tutta le sue incombenze la sua carica ideologica.Se qualcuno fosse in grado di prescinderne almeno un po’, batta un colpo, noi ci siamo.



Andrea Orlando
Responsabile Giustizia del Partito Democratico

giovedì 1 aprile 2010

Risultati del consiglieri regionali nella provincia di Padova (per il PD)

RUZZANTE PIERO
PADOVA, 11 Giugno 1963
10.125
eletto

SINIGAGLIA CLAUDIO
PADOVA, 08 Marzo 1958
8.600
eletto

BORTOLI MAURO
PADOVA, 21 Febbraio 1956
3.393
eletto

URBANI GERMANA
MONTAGNANA, 01 Febbraio 1973
1.961

BEZZEGATO MARIALUISA
CAMPOSAMPIERO, 28 Dicembre 1969
1.385

MARAFFON MARTINA
PADOVA, 18 Aprile 1983
1.036


CAMPAGNOLO ROBERTO
CITTADELLA, 08 Luglio 1967
958


SALVAGNIN SILVIA
PADOVA, 14 Gennaio 1962
704

PAVANINI GIULIO
VENEZIA, 02 Novembre 1949
252

Lettera di Pierluigi Bersani ai coordinatori di circolo

Carissimo/a,
le recenti elezioni regionali sono state per tutti noi un passaggio importante, che ci mostra tutta la complessità e la profondità dei problemi che abbiamo di fronte. Il Partito democratico è in piedi. Sentiamo forte in queste ore la delusione per avere perso la guida di alcune regioni, e il Lazio e il Piemonte per una manciata di voti. La delusione è solo in parte attenuata dal fatto che abbiamo conquistato comunque la presidenza di sette tra le tredici regioni in palio: un risultato certamente non scontato alla luce dei rapporti di forza che si sono determinati nelle elezioni più recenti, tenendo conto che le elezioni regionali del 2005 si erano svolte dentro un altro universo politico.
Va rimarcato che per la prima volta dopo molto tempo, nel voto di domenica e lunedì scorsi si è verificato un arretramento consistente dei consensi del Popolo delle libertà, solo in parte compensato dalla crescita della Lega; le distanze tra il campo del centrodestra e il campo del centrosinistra sono oggi sensibilmente inferiori rispetto a un anno fa, e quindi pur dentro a elementi di delusione si apre uno spazio per il nostro impegno e per il nostro lavoro.
Tuttavia, dal voto emergono chiaramente alcuni problemi di fondo nel rapporto tra i cittadini italiani e la politica: c’è una disaffezione crescente, che si manifesta come distacco e radicalizzazione, verso una politica che gli elettori percepiscono come lontana dai loro problemi. Una crisi sociale ed economica pesante fa sentire ogni giorno le sue conseguenze sulla vita dei cittadini, senza che dal governo arrivino risposte adeguate alla gravità dei problemi. Il principale responsabile di questa situazione è il presidente del consiglio; ma è una situazione che interroga anche noi. La possibilità di cambiare il corso delle cose è legata alla nostra capacità di offrire un’alternativa positiva e credibile, di dare un’altra possibilità agli italiani. Adesso dobbiamo accelerare. Da qui dobbiamo ripartire mettendoci al lavoro per rafforzare il nostro progetto e per dare radicamento a un Partito democratico concepito come una grande forza popolare, presente con continuità ovunque la gente vive e lavora e capace di offrire proposte che abbiano un contenuto sempre più visibile e coerente.
Diversamente, i rischi non solo di disaffezione dell’elettorato ma anche di radicalizzazione e di frammentazione impotente, non potrebbero che diventare più gravi. Dobbiamo servire il Paese raffigurandoci come un partito fondato sul lavoro, il partito della Costituzione, il partito di una nuova unità della nazione. Il Partito democratico è il partito di una nuova centralità e dignità del lavoro dipendente, autonomo, imprenditoriale e della valorizzazione del suo ruolo nella costruzione del futuro del Paese. È il partito che non accetta che il consenso venga prima delle regole e lavora per istituzioni più moderne rifiutando la chiave populista. È il partito che dà una risposta innovativa al tema delle autonomie nel quadro di una rinnovata unità nazionale. Avvieremo insieme un grande piano di lavoro incardinato su questi obiettivi. È evidente in questo l’importanza del ruolo dei circoli come punto di presenza e di impegno visibile del partito sui territori e come luogo della selezione della nuova classe dirigente della quale abbiamo bisogno. È pensando a tutto questo che voglio ripetere anche qui che nel Partito democratico c’è spazio, come è nostro costume, per una discussione larga e libera sul dopo elezioni e sulle prospettive del nostro partito, ma non per dibattiti autoreferenziali che potrebbero allontanarci dal senso comune dei nostri concittadini.Buon lavoro. Approfitto per rivolgere a tutti voi e alle vostre famiglie i miei auguri di Buona Pasqua e vi saluto ringraziandovi per il vostro impegno.