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sabato 6 marzo 2010

Vertici Cosecon graziati dalla legge salva-Berlusconi

Naccarato: «La prescrizione ha cancellato il falso in bilancio, ma bisogna accertare la verità»


Si è finalmente svolta la prima udienza del cosiddetto processo Cosecon-uno (quello riguardante la compravendita di Trasporti Ecologici). Rammarica il fatto che uno dei reati - falso in bilancio - sia già caduto per intervenuta prescrizione grazie al decreto legislativo 61 del 2002, una delle tante leggi «salva Berlusconi» approvate dal Parlamento tra il 2001 e il 2006.Prima di quella norma il falso in bilancio era punito con pene più severe e la prescrizione scattava dopo 15 anni. Purtroppo, come si vede anche nel caso ex Cosecon, le leggi «salva Berlusconi» hanno ricadute su tutto il sistema giudiziario e rendono molto difficile la conclusione dei processi e le eventuali condanne dei colpevoli di gravi reati contro il patrimonio.


Per questo bisogna evitare che altri reati commessi dai protagonisti della vicenda (e per i quali il processo continua) rimangano impuniti solo perché è trascorso un certo periodo di tempo dai fatti: è necessario invece accertare fino in fondo la verità. Gli episodi al centro del processo hanno investito con forza la sfera della pubblica amministrazione - quasi tutti i soggetti coinvolti erano amministratori comunali e le società coinvolte, Cosecon e Trasporti ecologici, erano entrambe a maggioranza pubblica - creando un danno diretto alle casse dei Comuni soci e quindi ai cittadini. Spetta ai magistrati, che hanno avuto il merito di sollevare il velo che ricopriva l'intera vicenda, il compito di accertare le responsabilità individuali dei singoli protagonisti.


In ogni caso, aldilà degli aspetti penali e civili, rimangono i danni enormi causati ai comuni e ai cittadini dalle scelte scellerate degli amministratori che con il loro comportamento hanno prodotto una quantità tale di debiti da portare al sostanziale fallimento delle società pubbliche coinvolte. Trasporti Ecologici non esiste più e l'ex Cosecon (oggi Attiva) è di fatto in mano alle banche, che hanno preteso il controllo della società a garanzia degli enormi debiti accumulati proprio a causa dei fatti oggetto del processo.

Alessandro Naccarato - Deputato del Partito Democratico

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